Narrazione di vita e stenti Socio Biografico .
DI Giovanni Maffeo – Poetanarratore -
Prefazione e presentazione .
Nome: Giovanni Maffeo Poetanarratore.
In questa mia narrativa dei miei pensieri ,dell’umana gente. La poesia trionfa nella travagliata e meravigliosa vita. Con molti anni alle mie spalle apro i miei occhi al mondo, nell’anima mia, al mio fiorito luogo natale . tra colli e mare incomincio a meditare ,un fraseggio del mio immaginario di poeta narratore. Racconto a voi a tutte le genti :dialoghi ,storie di me; della mia gente, del mio stato d’animo, del mio pensiero ,passando ad allargare lo spazio della natura ,come della storia ,cercando con ansia cosmica le vie del cielo risalendo con spirito d’umana virtù .non solo ai primi abitatori della terra che le leggende e le favole ricordano. Oggi che viviamo nel ventesimo secolo dove tutto è superato ,rimane il pensiero della gente, “la poesia” la narrativa .
UNA MIA POESIA .
La desolazione tra gli umani .
L’astratto scempio contorce la linea ambigua,
il sentimento batte, si fa feroce …
odio che non si ferma e placa,
si sporca di menzogna e sangue impuro .
Sei tu la vipera che striscia ?
Nel sottobosco lordi il lercio tuo peccato ,
annaspi il piacere di volgarità ti sazi ;
di liquame insozzi i tuoi vizi impuri .
Ed è giustificazione nella platea umana!
I ricordi né danno ragioni ,l’anima si duole,
un gioco sporco fa limpido anche il sozzo;
ad occhi spenti ferisce e uccide a chi ci crede.
È tanta la desolazione tra gli umani !
Chi non prova non può capire ;
di volgarità è follia l’anatema !
Di pazzia il pianto dell’amore .
E in principio era il verbo !
Era presso Dio la luce degli umani …
L’arroganza il cuor ferisce;
imbevuta di saggezza ignora il falso.
E dalla sua pienezza ricevemmo grazia !
Fummo redenti al cristo sulla croce ,
egli perdonò la peccatrice e fu beata ;
sul monte degli ulivi ,dinanzi ai farisei .
L’oggetto del desiderio tenta la misera carne
svuota la mente e dà segno di squilibrio,
nella povertà la miseria affama;
nell’ignoranza atroce il cuor trafigge .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
Questa narrazione nasce dalla mia esperienza di vita , vita vissuta con difficoltà nella povertà e nel benessere ove le molte esperienze mi fanno crescere e capire .Capire che per mangiare bisogna rimboccarsi le maniche è lavorare sodo e non solo .Dunque in questo parlo non solo della mia vita , ma della gente che nel tempo ho imparato a conoscere .A conoscere la loro intellighenzia ,la loro ignoranza ,la mia ignoranza ! Le forme con cui espongo sono rivolte anche ai principi etici ove la morale si misura con l'ideologia e dunque le discusse politiche ,di destra , di sinistra ove i tanti arrivano persino ad ammazzare per arrivare al potere .E' come vincere una battaglia poi persa ,poi rivinto e persa ,una giostra che nelle due ideologie non cambia mai ,si ritorna sempre punto accapo .Un po' come il cane si morde la coda ,un po' come il povero diventa ricco e il ricco diventa povero ,una nemesi ove la personificazione dell'individuo vuole giustizia a tutti i costi ,la grande massima che misura l'equilibrio nelle giustizie sociali e le rende unite ,ove si divinizza l'antichità dei tempi gloriosi ,oggi dettata come fatale punitrice della tirannia delle diverse vicende che la storia racconta .
Passo alla narrazione e detto l'amore tra la gente ,io poeta e scrittore narro la vita di me degli uomini .
NON SI VINCE CON L'IGNORANZA .
La storia ,la mia , inizia negli anni sessanta al casale chiamato - CASINO -EX STRUTTURA DI CACCIA . I proprietari Capozzi nobili signori di quei tempi .
In quegli anni la miseria era tanta ,si usciva da una povertà per incontrare il sacrificio ,a mani nude si lavorava la terra e al chiaro della luna si zappava ,chi come la mia famiglia aveva solo la forza nelle braccia per sfamare i figli e si doveva arrangiare a vivere .
In quel luogo ,in quel paese chiamato Salza Irpina nascevo all'alba di un mattino ,crebbi presto ,non c'era tempo per essere bambino ,allora il bisogno aumentava la fame e con essa l'ignoranza .Aumentava il bisogno di cultura per percorrere la strada per diventare uomo ,per capire le mille cose da fare .
Fu mio padre a farmi conoscere il pensiero ideologico di un sistema unitario ove il popolo era sovrano e le comuni davano sostegno alle classi piu' povere , ma che è mondo le nemesi si ripetono ,si evolvono .quando si è poveri si vuole giustizia ,quando si è ricchi tutto diventa più facile ,è la lotta del potere ove da essa non si può fuggire ,un egoismo innato che sovrasta l'essere umano ,fa di esso un schiavo anche se ricco .
Dunque ,mi chiedo ,a cosa serve a volte lottare ? Penso che è solo sopravvivenza di vivere dignitosamente ,con sincerità superare tutti gli ostacoli e dare un senso a ciò che si fa ,e non è vero che col denaro si diventa signori ,ma signori si nasce col proprio io ,con la propria volontà del volere fare e arrivare a stare meglio onestamente .
Fu in quelli anni che vissi la mia esperienza ,di politica non ne conoscevo nemmeno il significato ,ma capivo che non si vince con l'ignoranza ,che bisognava cavarsela da soli e che nessuno ti da niente per niente ,una dura realtà che mi mise subito alla prova ove vedevo il falso buonismo e mi contrariavo alle idee che mio padre aveva ,che la sostanza è la reale soluzione e con le buone intenzioni l'umo si può realizzare .
Capivo le differenze e le notavo ,a volte le invidiavo ,invidiavo quello che aveva il benessere ,una casa ,che vestiva bene e mangiava prelibatezze ,capivo che a sua volta aveva sudato per averle e lottava per preservarle lasciando poi ai figli il frutto del suo sacrificio . Notai la tanta amarezza che nel mio cuore soffriva ,la povertà che a quei tempi era diffusa e con essa l'ignoranza ,come un branco di pecore si univa nei bar a giudicare ,a dettare e sputare nel piatto di chi gli dava lavoro .
Si , un lavoro fatto di mezzadria in quei tempi ancora in uso con forme diverse , una forma del medioevo portata avanti per secoli e nei secoli ad oggi in forme diverse non è cambiato nulla ,dunque non mi si venga a dire che il mondo cambia ,non cambia nulla ,mai cambierà , siamo gli artefici di noi stessi e come tali possiamo e dobbiamo realizzare il nostro intelletto costruendo e non aspettare che altri ci facciano elemosina o ci mantengono ,è la dignità da coltivare e non pretendere nulla .
Essere ambiziosi e scoprire l'inventiva ove si può condividere e dare benessere a chi non è capace di realizzarsi ,solo così si diventa uomini e non fantocci o pecore da spennare dai superbi ,dagli usurai ,da gente senza scrupoli e cattivi ,da falsi oratori e menzogneri che fanno false promesse e mai arrivano al dunque ,una politica che delude l'ideologia e convince le menti fragili i creduloni di turno .
Non basta salire su un pulpito e predicare e benedire il bene ci vuole la sostanza e la stessa la dobbiamo costruire noi ,pietra su pietra ,gradino su gradino ,ma poi le sorde orecchie fanno il mercante ricco e tutto va a rotoli ,si fa finta di non vedere sentire perché c'è sempre chi la vuole dettare a modo suo ,a ognuno il suo ruolo ,a ognuno il suo credo senza necessari convincimenti ,ma con caparbietà capire e arrivarci da soli concretizzando le differenze .
Si, ero povero ora le mie ossa fanno male ho lavorato in tanti posti ,lavoro ancora sostenendo la mia famiglia e alla veneranda età di nonno con la misera pensione cerco di spartire tra i figli e nipoti le miserie che mi sono state riconosciute ,gli avanzi che la società mi ha dato ove tasse e debiti mi hanno ridotto a una macchina da rottamare .
Ascolto commenti televisivi e mi sembra di essere al mercato ove i venditori di fumo danno in pasto i loro spropositi ,ove tutti hanno ragione ,con facilità fanno promesse mentre i loro stipendi sono sostanzialmente alti ,ove la corsa al potere è fatta di pubblicità e onorificenze altolocate dove una volta arrivati c'è un muro ,c'è l'indifferenza il dialogo diventa inutile ,allora mi chiedo cosa serve capire ? Cosa serve lo scontro sociale se l'ambizione supera la coscienza e la dignità viene sotterrata dai pochi ?
Vedo assemblee , vedo manifestazioni per uno o l'altro partito con avanti i capi e la mandria dietro ,sorridenti, arroganti dettano - IL VINCIAMO NOI - C'è e rimane poi il fallimento ,la presa in giro ,la vergogna ,rimane lo stesso di mille anni addietro ,l'estremo che si fa sempre più feroce cercato e voluto dalle stesse nostre esagerazioni ove si ammucchiano nuove leggi e riprese solo nei casi di potere per pararsi il proprio interesse .
Ero piccolo ,un bambino ingenuo ,davo e donavo il mio sorriso ,da questo mi fu osservato il perché sorridevo io che venivo dalla terra a cercare fortuna a lavorare la vita ,a farmi una famiglia e crescere figli ,il classico uomo di sani principi ,educato dai miei genitori ,presto mi accorsi della cattiveria e presi tante cantonate ,presi i calci sul diritto ,presto mi ribellai a questa violenza e capii la differenza ,capii l'invidia ,l'arroganza ,la violenza psicologica ove è la più feroce e ti fa stare male , come in un incubo .
Ci avviciniamo all'anno duemilaventi e da ciò che vedo e sento a confronto dell'antico nulla è cambiato , forse il consumismo ci appaga ,ci fa sentire per un attimo felici perché la tale cosa ci piace , dopo qualche mese non più , c'è un'altra ,diversa ,migliore ,un mercato stravolgente per accanire il curioso ,il depravato .Dal manuale siamo passato alla meccanica poi alla tecnica ,poi all'elettronica , ora all'era spaziale ,ma al fine siamo sempre gli stessi ,restiamo gli stessi ingenui ove i pochi dettano le volontà altrui e i carnefici si nascondono con i loro vizi e ambizioni .
Le lotte sociali dunque si susseguono ,da prima come detto le mezzadrie con i proprietari terrieri ,poi con i padroni o società di fabbriche e indirizzi commerciali e economici ,la stessa minestra che porta all'individuo la ribellione ,a una politica di parte e di disprezzo verso l'interesse personale .
Qualcuno ricorderà il gioco del proibito, ove chi infrangere un tabù è solitamente considerata cosa ripugnante e degna di biasimo da parte della comunità,
nel quale i partecipanti devono indovinare una certa parola senza mai pronunciarla ma evocandola in vari modi. Nello stesso modo il dibattito pubblico sembra impegnato da qualche anno in un’elaborata partita e partitocratica soluzione, pur di non pronunciare una certa parola.
Chi la pronunciasse rischierebbe di essere accusato di passatismo, d’intenti polemici, o ancora di voler semplificare troppo le questioni sociali; eppure ce l’abbiamo tutti sulla punta della lingua, pronta a scappare fuori. È la parola “classe”, sinonimo di lotta sociale, ribellione per l'ingiustizia ,valore aggiunto di tutta la gente di qualsiasi ceto sociale ,classe identificazione umana che pratica e lavora ,che per vivere ha bisogno di lavorare ,che lo stesso può realizzarsi e a sua volta creare lavoro ad altri creando benessere .
Ma cos’è successo a questo termine, dalla storia lunga e gloriosa?Prestata dai detrattori ove ne fecero scudo e onore ? Oggi per potere dire la stessa cosa , che non siamo tutti uguali, che c’è chi ha di più e chi ha di meno, e che questo rende sin dall’inizio i nostri destini diversi ,si tende a preferire termini come «diseguaglianza» o «strati sociali», che assegnano alla questione un’aria neuralmente statistica. Perché con la classe non vogliamo fare i conti.
D,Ad oggi negli stadi ,in manifestazioni politiche ,in assemblee e siti web sono diversi i commenti razzisti o omofobi sono ormai banditi, lo stesso non si può dire di espressioni classiste come schiavo, grossomodo traducibile con ‘Tamaro’ o ‘poveraccio’ al punto che il termine può essere utilizzato pubblicamente senza conseguenze.
Ma celebrare la diversità e il multiculturalismo, quando si viene alle classi e ai soldi non possono fare a meno di sentirsi «scelti, speciali, meritevoli» a differenza dell’ingiustizia razziale, del sessismo o dell’omofobia, la questione non suscita in loro il minimo dubbio etico morale.
Forse si potrebbe liquidare la questione con le lapidarie parole : le classi sono ignorate da chi ha il privilegio di poterle ignorare. Evidentemente, al fenomeno di “imbarazzo delle classi”,
sembra associarsi una forma di indignazione selettiva, a seconda che si tratti di ‘diversità culturali’ o di classe,come detto non si vince con l'ignoranza ,si lotta per avere il merito facendo il proprio dovere ,questo comporta sottomissione ove l'umiliazione resta opaca,incompresa dallo stesso soggetto ,giocato dallo stesso potere con cui ha riposto la sua fiducia .
L’idea stessa che le classi non esistano più riemerge regolarmente, giustificata dai più diversi argomenti. Si è parlato di una ‘discretizzazione’ della società
a una generalizzazione di stili di vita prima riservati a fasce più ristrette di persone; una tesi piuttosto difficile da sostenere dopo la fine del Boom economico e a fronte della crescente polarizzazione delle diseguaglianze globali.
Ma come si sa il dopoguerra ha da prima affamato la fame ,poi arricchito i furbi ,poi saziato i poveri e infine derubato gli animi ove il piccolo traguardo raggiunto ha dato modo di essere tassato ,azzittito e bloccato nel suo orticello senza possibilità di ribellarsi .
Altri hanno parlato di “individualizzazione”: a fronte della logica sempre più individuale della modernità, quella di classe sarebbe una “categoria zombie” cui riservare degna sepoltura. Un “capitalismo senza classi”, dove ciascuno costruisce da sé la propria biografia, prenderebbe il posto dei vecchi pattern di diseguaglianza.
Infatti l'individualità è la parte colta ove si può realizzare un sogno ,a mio avviso va fatta credendo a ciò che si fa e si vuole ,con onestà e senza imbrogli ,cosa difficile ad oggi ove prevale l'imbroglio ,l'evasione fiscale e tanta altra bella roba .
Che l’argomento delle classi tenda a essere rimosso, contestato o a comportarsi come un tabù, ci dice qualcosa del nostro tempo, ma è forse anche un indicatore della natura stessa delle classi. La questione non si lascia derubricare a diatriba terminologica o sociologica, tendendo a sconfinare sul piano politico. In seno alla sinistra da diversi anni si dibatte attorno alla necessità di superare le vecchie tassonomie per privilegiare nuove e più scrupolose mappature dell’ineguaglianza razza, genere, eccetera , oppure al contrario di ritornarvi per restare fedeli a una visione che mantiene al suo cuore il dato economico.
Mi domando ,se non ci fossero i vari mestieri i piccoli artigiani ,le stesse donne che oltre a curare la famiglia lavorano e si fanno in quattro a sostenere un ritmo stomachevole e pesante ove le stesse leggi fanno poco per dare aiuto ,dunque torniamo a dire che se non si crea il benessere tutto va a rotoli ,a dire che se c'è un blocco non si può passare ,andare avanti è difficile e non si fanno figli perché le esigenze create o volute non se ne può fare a meno ,che bisogna sostenere e d'obbligo pagare le tante vicissitudine ,i vari permessi e altre infinite tasse .
A cosa serve parlare di classi sociali?
Non è da sottovalutare la natura politicamente disquisiva del concetto. “La nozione di classe è carica di passioni e di equivoci chi pretende di essere senza pregiudizi su questo argomento non è creduto”, Da questo punto di vista, l’idea che “il concetto di classe è un concetto comunista” verosimilmente per lo stesso motivo per cui “la società non esiste”) sembrerebbe interpretare un sentimento diffuso: la parola tende a evocare un immaginario socialista che, a quasi trent’anni dalla Guerra fredda, appare ai più sbiadito e anacronistico.
Perché mi chiedo che per forza si deve accreditare la classe lavorativa a una sola politica ?
farne emblema politico per vantare uno status popolare e ottenere dallo stesso consensi elettorali ?A mio avviso è sbagliato ,non ha senso ,l'uomo nasce libero ,cresce libero di decidere e valutare facendo ragionare il suo di cervello ,non con strategie incurvarle ambigue forme di successi raggiunti con sacrificio ,non ha senso, diventa un combattimento causando stragi e dissidenze popolari ,dissensi nelle famiglie ,liti tra la gente ,guerriglie urbane e altre forme di violenza .
Indubbiamente il marxismo è molto esigente con le classi: esse non sono vere categorie sociologiche, ma le protagoniste di un conflitto considerato come il motore della storia (“la storia è una storia di lotte di classi”), da superare in vista dell’obiettivo di una “società senza classi”. Nel marxismo tradizionale il soggetto dell’emancipazione è inoltre chiaramente distinguibile, trattandosi della classe operaia.
Dunque cosa si vuole,se ti vuoi prendere un merito , lo devi poi sostenere e non reclamarlo all'occorrenza ,al evento del voto o quando ti fa comodo ,non centra nulla se da una data protesta debba nascere un ideologismo partitico ,le due parti politiche ,sinistra ,destra a mio avviso errano le giustizie sociali appartengono al popolo e sono autonome ,non vincolanti ,sono libere nell'ottenere il dovuto e non soggiogati da convinzioni ricorrenti .
Oggi, una simile filosofia della storia non è più accettabile; a fare problema è la promessa stessa di un’emancipazione universale. L’idea che un soggetto collettivo possa essere considerato speciale detentore di prerogative politiche in virtù della propria posizione, non è più difendibile nemmeno per i progressisti.
Preferendo alla lotta di classe il modello di una conflittualità sociale più fluida, aperta e irriducibile a schemi. La sinistra intellettuale ha fatto i conti con questo problema in più modi, preferendo categorie come “egemonia”, “moltitudine” o “populismo” a seconda dei casi.
In questo contesto, in cui le classi sono diventate un problema più sociologico che politico (i dibattiti accademici sui confini della classe media sono un esempio), l’idea di emancipazione di classe finisce per individualizzarsi, potendo e pretendendo al massimo ambire a una strategia privata di autodifesa dal declassamento, risposte solitarie all’ingiustizia di classe che nell’atto stesso di negare le classi, le riconfermano.
Evidentemente, quel che fa problema della classe è la sua interpretazione politica: l’idea che sia associabile a qualche forma di ‘emancipazione’. Le opinioni sul tema sono fortemente condizionate dalla definizione, non sempre resa esplicita, di che cosa debba intendersi con ‘classe’. Se si intende l’idea di una coscienza di classe o di un forte senso di appartenenza a un gruppo sociale o politico , chiamando in causa l’azione politica collettiva, è facile dire che le classi non esistono più, ed è evidente che poi succede l'inevitabile ,che il popolo capisce la negazione al problema e non si sente partecipe .
Squalificare come ‘non politiche’ queste istanze fa il paio con la pretesa di detenere il monopolio della ‘giusta rivendicazione’, e i confini di ciò che è legittimo considerare politico diventano essi stessi una posta in gioco, come argomento da mobilitare nell’agone o come titolo preventivo a prenderne parte. In questo quadro, ciascuno si costruisce il nemico a immagine e somiglianza di ciò che è più congeniale alle proprie intenzioni polemiche .congeniale alle proprie intenzioni polemiche.
Dunque non si vince con l'ignoranza ,si evolve la cultura ,il capire il bene e il male col tempo creare e credere a ciò che si fa dando a se stessi un valore aggiunto usando la testa ,l'intellighenzia,ove la stessa è sinonimo di cultura e fa parte dell'agire ,del comportarsi e non arrivare agli estremi ,usando sproloqui e offese ,liti e disfatte , guerriglie e guerre ma una sana cultura che porta al benessere sociale ,alla pace tra i popoli ,alla pace tra le religioni ove c'è un solo Dio senza per esse uccidere o pretendere di essere di parte ,lo stesso con la politica che la stessa è al servizio della gente e non la gente al servizio della politica ,il popolo è sovrano e come tale darle piene facoltà di voto .
Si dice che è umano sbagliare ,che chi viene offeso deve porgere l'altra guancia , ma in questi tempi le situazioni economiche ,le convivenze ove c'è un lascia e prendi e gli stessi genitori fanno da paravento per colmare vuoti creati dall'incoscienza ,e pure negli anni sessanta settanta e una buona parte dell'ottanta si reagiva creando un sistema serio ove le coppie seguivano l'esempio dei genitori ,ad oggi pochi hanno la volontà di procreare ,di costruire ,c'è solo lassismo ,divertimento e tanta droga ,c'è la vigliaccheria ,la supremazia, il protagonismo e l'umiltà è calcolata come debolezza ,eppure i moltissimi giovani studiano ,l'intellighenzia non gli manca ,sanno disgregassi tra le mille situazioni ove la necessaria proposizione deve avere la pratica .
Ma forse è proprio lì il problema , non c'è tempo per i valori comportamentali e tutto va come va ,ingordi si trascina ad avere l'abbandono di se stessi e si ignora l'amicizia seria perchè il lupo è dietro l'angolo per sbranarti ,per portarti via la vita ,questa diffidenza s'incarna nella mente dei deboli , dei super uomini è diventa abitudine ,si dice che una volta bastava una stretta di mano ,oggi ci vuole una stretta di corda se basta.
Nelle cronache televisive e giornalistiche si legge spesso delle uccisioni a bambini ,gli stessi genitori lì uccidono ,alcuni appena nati le buttano nei cassoni dell'immondizia ,altri li soffocano e altro ,come le donne che si rendono deboli a non restare ferme al loro posto e nascono stupide gelosie ,tutto come se fosse lecito o banale .
Dunque la vita diventa un gioco ,senza senso ,permissiva e arrogante ,la paura viene creata e da essa le azioni socio economiche ,come già detto nella parentesi delle classi sociali succede di tutto ,l'insicurezza del lavoro che si accoppia con la separazione o dalla convivenza ,questo crea la disfatta e tutto diventa nero ,un buio pesto ove difficile poi rivedere la luce .
Ci vuole più preghiera ,per amare per sentirsi partecipe in questo mondo folle creato da noi esseri umani ,da noi che se solo sapessimo dare ascolto forse l'ignoranza verrebbe combattuta e saziata da tanto benessere e pace .
La mia storia dunque volge a termine ,la mia scala naturale sale ,va oltre , va verso il piacere del capire ,del volere e del comprendere le differenze ove sempre più nasce la mia scrittura la mia lirica che dono a chi mi segue e legge ,a chi come me passa il tempo a migliorarsi culturalmente e comprensibilmente aprendo dialoghi e confronti dando spazi di creazione e non di disfattismi ma unione ,quella che da forza all'essere umano .
Giovanni Maffeo – Poetanarratore -
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